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Tema 2024: Luci alla Rocca

Me e il lago di Bracciano

di Isabella Papagna
da Molfetta (Bari)

Buona lettura

Me e il lago di Bracciano

di Isabella Papagna

SIN DA PICCOLA, SONO STATA FURBA NELL’APPRENDERE NOTIZIE DAI MIEI 

NONNI SUL LAGO DI BRACCIANO, DI COME GLI UCCELLI NIDIFICANO NELLE 

ZONE UMIDE, INOLTRE QUESTI CERCANO CIBO IMMERGENDOSI CON META’ 

CORPO, PERCHE’ LA ZONA E’ RICCA DI FAUNA ORNITICA QUINDI LA MIA 

CURIOSITA’ ERA PASSEGGIARE OGNI QUALVOLTA CHE DESIDERAVO,  

SCRUTAVO I LORO MOVIMENTI DI VELOCITA’ SULLA  CATTURA, LO SCRUTAVO

SOPRATTUTTO CON IL VENTO CHE AUMENTAVANO O DIMINUEVANO DI 

INTENSITA’.IN TAL MODO AVEVO CREATO LO STRATAGEMMA PER 

PASSEGGIARE CON IL MIO PAPÀ. MA AVENDO LA MANIA DELLE SCARPE 

ROSSE TRAFORATE, UTILIZZAVO SOLO QUELLE, PERCHÉ CAMMINARE ERA 

SALUTARE. PERO’ UN GIORNO RICEVETTI UNA SORPRESA E FU UNA BELINDA 

DI COLORE VERDE SMERALDO, A TAL PUNTO CHE FINO ALLA SERA MI 

ADDORMENTAI ACCOVACCIATA CON IL SACCO A PELO E DUE CUSCINI 

AFFINCHE’ NESSUNO POTESSE ALLONTANARE DA ME.

L’ENTUSIASMO MI PORTO’ DOPO TANTE CADUTE, A IMPARARE VELOCEMENTE 

A MUOVERE I PEDALI.  ERA  MERAVIGLIOSO PEDALARE ENTRAMBI CON LE 

BICI, PER LE VIUZZE DEL PAESE, ATTRAVERSANDO ARCHI, GIRAVOLTE, 

AMMIRAVAMO CIO’ CHE LA NATURA OFFRIVA IN QUEL PERIODO, 

LA CONFORMITA’ DEGLI ALBERI CON I FRUTTI IN GERMOGLIO, 

L’ERBA INCOLTA, LUMACHINE SUI CESPUGLI,

GENTE CHE FACEVA SPORT, CHI CON LO ZAINO RITORNAVA DAL LAVORO, 

DONNE E UOMINI CHE ATTENDEVANO IL TRAM ALLA FERMATA,

I DIVERSAMENTE GIOVANI CHE GIOCAVANO A CARTE,

 EEEEE…..TUTTI CHE  GUARDANDOMI, CONTEMPLAVANO STA BIMBA PICCINA, 

ESEGUENDO A RILENTO IL PAPA’ CON LA SUA BICI , 

INFATTI, LUI MI SUSSURRAVA NEL MIO ORECCHIO CHE IN SALITA E IN 

DISCESA NON CI SI PUO’ FERMARE SE IL LAGO DI BRACCIANO VUOI VEDER.

IN ME SI CREAVA UN INCANTESIMO NELL’ESAMINARE IL CALAR DELLA SERA 

CON LE LUCI ALLA ROCCA, DI UN COLORE GIALLO PAGLIERINO,

TANTO CHE L’AMBIENTE DIVENTAVA SURREALE, I PERCORSI TORTUOSI 

DIVENTAVANO FANTASTICI, I RANDAGI CORREVANO VELOCI LASCIANDO LE 

LORO IMPRONTE,COSI, IO CON GRINTA, PEDALAVO PIU’ FORTE, FINCHÉ NON 

IMBOCCAVAMO IL VICOLO, INTRAVEDENDO DA LONTANO SPAZIO E CIELO

 IN UN IMMENSO CELESTE ALL’ORIZZONTE.

 MA, PER RAGGIUNGERLO C’ERA UNA DEVIAZIONE QUINDI

AVEVAMO NECESSITÀ DI POSTEGGIARE LE BICI. 

DI CONSEGUENZA CI SIAM RITROVATI, SULLA BATTIGIA, 

AMMIRANDO LE  BARCHETTE POSTEGGIATE  CON IL LORO PESCATO DI 

GIORNATA, CHI ERA SEDUTO SUL PROPRIO SEDILE  DA PESCATORE , 

CON SCARPE DISTRUTTE E COMODE CON LA LENZA ATTENDEVA INVANO 

QUALCHE LUCCIO, CARPA O ANGUILLA  CHE ABBOCCAVA ED IO 

ENTUSIASTA   AD AMMIRARTI ALL’INFINITO.

QUALCHE VOLTA RIMANEVO AFFASCINATA, QUANDO A CIELO COPERTO SI 

FORMAVANO ONDE TERMICHE  CHE SI INFRANGEVANO A RIVA, 

COME L’AVIFAUNA  E FLORA  CHE SI ILLUMINAVANO  DI COLORI DIVERSI ,

ONDEGGIANDO COME  I RAGGI ULTRAVIOLETTI CHE SI POSAVANO,

CI SONO CONCHIGLIE LOCALI E CROSTACEI  ADAGIATI SULLE SPONGILLE. 

TUTTAVIA PROSEGUIVAMO PER AMMIRARE DA VICINO L’ACQUA CRISTALLINA 

SULLA SPONDA, TOGLIENDOMI LE SCARPE PONENDOLE DI LATO SU DELLE 

RETI LUNGHE.A QUESTO PUNTO LI IMMERGO, PARAGONANDO L’ONDA AL 

GETTO D’ACQUA , ATTENDENDO CHE I PESCATORI TIRASSERO  FUORI LE 

RETI DAL LAGO E SE NON SI PRESENTAVANO PAGAVANO DANNI , SPESE AI 

SUB AFFITUARI.  E’ FANTASTICO VEDERE IL LORO LAVORO CON QUANTA 

ENERGIA  E FORZA NEL COMPIERE LE LORO AZIONI.

QUESTA CURIOSITA’ HA ALLONTANATO DAI MIEI PENSIERI LE MIE SCARPE

NON ACCORGENDOMI CHE  NON ESISTEVANO PIU’,

SUL POSTO DOVE LE AVEVO LASCIATE PERCHÉ GIOCHERELLANDO

 CON SPRIZZI, AVEVO PERSO L’ORIENTAMENTO.

COSÌ SON RIMASTA DESOLATA COME TU LAGO DI BRACCIANO

PER QUANTO MI FAI GIOIRE, PER QUANTO MI FAI SOFFRIRE, 

NON SEMPRE LA FELICITÀ È RAGGIUNGIBILE CON TE.

TALVOLTA NON SI NOTA LE INSIDIE NASCOSTE.

INFATTI DA QUEL GIORNO IL MIO PAPÀ RACCOMANDAVA

LA PRIMA COSA DA NON LASCIARE SOSPESA ERANO LE SCARPE,

PERCHE’ ERA DIVENTATO L’INCUBO DI COME OGNUNO 

PENSA ALL’ACQUISTO LAVORANDO E PER UNA 

MERA NEGLIGENZA TU RIPRENDI IL SUDORE DELLUMANITA’.

“Me e il lago di Bracciano”
è un racconto scritto da Isabella Papagna

per il Festival dei Racconti Brevi di Trevignano Romano Turismo

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