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Tema 2023: Il Mistero delle Pantane

Il richiamo del lago

di Angela Catalini
da Ladispoli (Rm)

Buona lettura

Il richiamo del lago

di Angela Catalini

Lo scrittore Marco Recanati aveva ambientato quasi tutti i suoi successi a Trevignano Romano, un paese che aveva scoperto durante una gita fuori porta e se ne era innamorato. Gli piaceva il borgo dominato dalla rocca romana, le case strette l’una all’altra con i tetti spioventi e le viuzze che conservavano la memoria del tempo, ma la cosa che amava di più era di certo il lago, specchio immutato da generazioni, forziere di tesori naturali inestimabili. E ogni volta che poteva, prendeva alloggio sempre nella stessa dimora, una piccola pensione a due passi dalla passeggiata principale.
Nella stanza che ormai portava il suo nome e che la proprietaria, la signora Elsa, teneva ben chiusa fino al suo arrivo, aveva composto romanzi che avevano fatto il giro del mondo, creato personaggi immortali, storie d’amore e di tradimento, avventura e spionaggio. Prendeva spunto da fatti reali o immaginari, leggende o tradizioni locali e poi modellava l’idea come se fosse creta, fino a raggiungere il risultato finale, che era quasi sempre un best seller.
A Trevignano lo conoscevano tutti e sapevano che quando era in vena creativa necessitava di quiete, per questo motivo avevano un grande rispetto per quell’uomo non particolarmente bello, ma dotato di uno straordinario talento.
Quello che non potevano immaginare era la crisi che stava attraversando a causa di una donna, una di quelle persone che nascono per comandare e ottengono sempre ciò che vogliono. Bella, ricca e cinica, si era tolta un capriccio e poi lo aveva lasciato di punto in bianco. Marco si era innamorato subito di lei, come accadeva a molti, e non riusciva ad accettare che fosse una donna senz’anima e che lo avesse dimenticato da un giorno all’altro.
Così, si era rifugiato a Trevignano, come faceva spesso, ma questa volta senza riuscire a scrivere nulla, perché nulla sembrava avere un senso. Trascorreva le giornate sul balcone che guardava il lago, si intravedeva attraverso le cime degli alberi, uno spicchio argentato che lo affascinava. A volte usciva e passeggiava lungo la riva; gli piaceva osservare gli uccelli che intrecciavano voli intorno al lago, i gabbiani, gli aironi, i cormorani.
Quel giorno però, si accorse che gli animali che di solito affollavano il pontile in cerca di cibo, si erano allontanati. Cigni, anatre selvatiche e oche, avevano abbandonato i luoghi in cui stazionavano volentieri e si erano dirette verso un punto lontano delle Pantane. Riusciva appena a distinguerne le sagome che scivolavano veloci sulla superficie.
Che cosa stavano cercando? Da cosa erano attratti?
La sua natura di scrittore lo costrinse a indagare. La curiosità, del resto, era stata la sua fortuna. Forse, in mezzo alle canne e ai giunchi, si nascondeva qualcuno, magari un fuggitivo o un misantropo amante degli animali. Qualcuno che di certo aveva un ascendente sui piccoli abitanti del lago e aveva il potere di richiamarli a suo piacimento.
Questa idea gli diede nuove energie e decise di chiedere alla persona di cui si fidava di più e con cui spesso si confidava: la padrona della pensione presso la quale alloggiava.
La trovò intenta a riordinare le stoviglie nella credenza di legno chiaro del salone, che risaltava contro i mattoni grezzi. La signora Elsa aveva mantenuto l’edificio secondo la pianta originale, in pietra, e ferro battuto.
Attese che finisse le sue incombenze e poi la invitò a prendere un caffè sulla veranda. La donna si tolse il grembiule e rassettò i capelli, lunghi fili bianchi che teneva insieme con forcine e fermagli.
Si sedettero l’uno accanto all’altra, lo scrittore aveva lunghe gambe sottili e un viso aristocratico, entrambi avevano gli occhi grigi che li facevano sembrare tristi.
Marco gli raccontò la storia curiosa a cui aveva appena assistito. “Vi è mai capitato di vedere gli animali fuggire verso un punto lontano senza una spiegazione né un suono che giustificasse quell’esodo?” Le chiese.
La signora Elsa annuì e guardò verso il lago scrutando le rive lontane che si intravedevano appena nella bruma mattutina.
“Evidentemente sono affascinate dal golfo delle Pantane. Chiunque lo sarebbe, in fondo, si tratta di una riserva naturale.”
Lo scrittore scosse la testa. “Ho buon fiuto e conosco quello sguardo. Sento che c’è una storia dietro questa anomalia e qualcosa mi dice, cara Elsa, che state per rivelarmi un segreto. Dico bene?”
La donna sorrise, terminò di bere il caffè e poi fissò la tazzina senza alzare gli occhi. “Forse questa storia non ti piacerà, ma potrebbe esserti utile.”
“Credete possa servirmi per il prossimo romanzo?” Gli chiese lui speranzoso.
“No, Marco. Questa è una storia antica che affonda le radici in epoche lontane. Penso che possa servirti per capire qualcosa di più sulle persone e sull’amore.”
Quella frase lo colpì molto. Comprese che c’era un mistero che stava per essere svelato e il solo pensiero di accedere a memorie storiche, lo rese euforico. “Raccontate, dunque, sono tutto orecchi”.
Ed Elsa iniziò il suo racconto.
“C’era una volta una fata che abitava proprio nell’area che oggi è conosciuta come le Pantane. Era figlia dell’acqua, ma a volte passeggiava sulla terra, perché amava molto il calore del sole e le piaceva camminare sotto i salici in cerca di erbe magiche. Nessuno poteva vederla, era vietato rivelarsi agli esseri umani, però, le era capitato di notare un pescatore che sceglieva quasi sempre il punto più vicino alla sua dimora. Pescava senza accorgersi di lei, distesa lungo le rive, coperta solo dai lunghi capelli intrecciati di gigli e ginestre. Con il tempo si era invaghita del giovane e un giorno si dimenticò di rendersi invisibile e appena il pescatore la vide, se ne innamorò subito. Ma quell’amore portava con sé la sventura, perché, nel momento stesso in cui i suoi occhi si posarono sulla candida creatura, lei si disciolse come acqua e sparì tra i flutti. L’incantesimo la volle per sempre in forma liquida e non poté più tornare sulla terra. Si narra che quando il sole bacia il lago, quelle che vediamo brillare come stelle tremolanti, siano le sue lacrime. A volte, la fata torna nel luogo dove le piaceva tanto soggiornare e il suo dolore è talmente forte che tutti gli animali corrono per consolarla. Ma a me piace pensare che anche il pescatore in qualche modo raggiunga quelle rive per congiungersi alla sua amata. Pensi sia una cosa sciocca?”
Lo scrittore le prese le mani e la guardò con gli occhi che gli brillavano. Le sue parole non lo avevano lasciato indifferente, avevano acceso una piccola stella dentro al suo cuore, una scintilla vitale dal quale sarebbero nate storie meravigliose.

“Il richiamo del lago”
è un racconto scritto da Angela Catalini

per il Festival dei Racconti Brevi di Trevignano Romano Turismo

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