Cerca
Close this search box.

7° Bandiera BLU 2018 – 2024

Cerca
Close this search box.
Facebook
Twitter
Email
Telegram
WhatsApp
Tema 2024: Luci alla Rocca

Il destino di Sabate. Luci alla rocca.

di Fabrizio Trainito
da Roma

Buona lettura

Il destino di Sabate. Luci alla rocca.

di Fabrizio Trainito

Sponda nord del Lago di Bracciano, VIII secolo a.C.

Esisteva, nei tempi in cui gli Etruschi dominavano sulla penisola, una cittadina di nome Sabate, adagiata sulle rive a nord di un grande lago circolare. Questo era stato un tempo un vulcano, ma ormai c’era solo un grande e tranquillo specchio d’acqua. 

L’abitato era posto sulla via che univa le città etrusche di Caisri (odierna Cerveteri) e di Veio. Per questo motivo ricchezza e prosperità erano diffuse e tutti sentivano di vivere agiati e benedetti dagli dei. 

Ci fu però un giorno una contesa per il potere e un’ingiustizia fu compiuta di fronte agli dei. Il comando era appena passato dal vecchio lucumone Thefarie nelle mani del figlio, Tulumnes, il più promettente guerriero della città, un giovane di rare doti e dal carattere mite. Ma la fiducia del giovane fu ingannata e un tranello gli fu teso per impossessarsi del suo potere. Egli fu ucciso e la sua stirpe in una sola notte annientata. Mani sporche di sangue innocente si appropriarono dello scettro del potere e ne disposero per arricchirsi. 

Il delitto fu nascosto e fu lasciato credere fosse avvenuta una disgrazia, ma tutti sapevano o magari potevano intuire. Le voci di un eccidio si ricorrevano e a nulla servì la proclamazione di grandiosi funerali pubblici per i reali caduti. Ognuno pensò al suo e tutti furono unti. Tutti ne uscirono con qualcosa di prezioso da portare in casa, una nuova ricchezza accompagnata da un’immancabile infamia. Furono complici, ognuno non potendo negare il proprio beneficio, o approvando o evitando di condannare e chi doveva essere punito invece prevalse. 

Poi avevano seppellito il giovane re con tutti gli onori, quasi per lavarsene le mani. Le sue armi, il corredo funebre, persino due carri gli misero accanto, ma la macchia comune non poteva essere così mondata. 

Solo uno dei sudditi non si prostrò al nuovo lucumone, né volle alcunché di quelle ruberie. Era Mezenthies, un semplice guardiano di bestie, che come tanti aveva beneficiato del buon governo del suo vecchio padrone e quando aveva avuto necessità era stato soccorso. Gli era morta la capra, unico suo animale e non aveva modo di procurarsi il latte per i suoi bimbi. Erano destinati a denutrizione e morte, per cui si era rivolto al suo padrone, chiedendogli di accoglierli nella sua casa come suoi figli o come schiavi, ma almeno di salvare loro la vita. 

Il saggio lucumone Thefarie aveva rifiutato di appropriarsi della discendenza del padre premuroso e gli aveva donato una capra delle sue, la migliore, quella che ogni dì dava più latte. I figli erano cresciuti bene ed erano diventati i guerrieri più valorosi di Sabate. Erano stati scelti come guardie personali del giovane successore e ora anche loro non c’erano più.  Sui loro corpi erano passati quei vigliacchi che nel sonno avevano soppresso la stirpe reale.

Ora al vecchio non restava che portare sulle loro tombe gli oboli necessari alle loro anime. Queste infatti compivano un viaggio di passaggio tra il mondo dei vivi e quello dei morti, scortate dagli spiriti infernali, che prelevavano i defunti, li accompagnavano e li sospingevano sempre avanti nel loro cammino fino ai guardiani delle porte dell’Ade. Gli spiriti più temuti dagli Etruschi erano il demone Charun, deforme nel volto e armato di un pesante martello, Tuchulcha, armato di serpenti con il volto di avvoltoio e con le orecchie di asino e la dea Vanth, portatrice della torcia e dotata di grandi ali.

Il fluire del tempo sarebbe stato accompagnato per il defunto dalla sofferenza della propria anima, che avrebbe ricordato i momenti felici e gloriosi della vita terrena interrotta. Tramite riti, offerte e sacrifici si potevano alleviare i suoi patimenti. Perciò immancabilmente ogni giorno Mezenthies offriva quel che poteva ai figli e sulle tombe reali, mentre i cittadini dimenticavano chi fino ad allora con giustizia li aveva guidati. 

I giorni passarono e nuove violenze si susseguirono. Per tutta risposta il nuovo lucumone, Mamarce, fece erigere una rocca sull’altura. Lì aveva intenzione di trasferire la sua dimora per guidare dall’alto la sua gente e mostrare la sua forza.

Diffidenza e astio si diffusero tra gli abitanti di Sabate, in parte alimentate dalla nuova guida che non voleva concordia e unità a limitare il suo potere. La situazione peggiorava ogni giorno, finché persino la superficie del lago fu increspata, i pesci morti vennero a galla vicino al molo, la selvaggina fuggì e le cacce non furono più benedette dalle catture. Il marcio venne fuori quando i sacrifici riparatori furono rigettati con segni evidenti e tutti compresero di essere stati abbandonati dagli dei. 

Fu allora, che in una notte senza luna, la dea dell’alba Thesan apparve a Mezenthies nel sonno. Lo ringraziò per i suoi doni e gli disse che i suoi figli e il re morto volevano la salvezza della sua famiglia. Gli ordinarono di salire senza indugio sull’altura, dove era in costruzione la rocca. Lui svegliò i suoi e, prese delle torce, si precipitò su per la scarpata. Quando giunse sulla sommità dell’altura le acque del lago si ritirarono dalla costa e un gran boato risvegliò gli abitanti della città, che uscirono impauriti dalle case. Sapevano di meritare il castigo degli dei e guardando verso la sommità del monte dove era la nuova rocca in costruzione, videro le luci. Erano gli dei che pretendevano giustizia dal nuovo tiranno. Tutti si inginocchiarono a quella visione e terrorizzati iniziarono a pregare affinché le acque del lago fuggite via tornassero. 

Queste, raccolte in una enorme onda, tornarono verso Sabate, travolgendo le case e trascinando via ogni cosa. La città di Sabate fu sommersa dalle acque del lago per l’ira degli dei, mentre la notte terminava e l’aurora rischiarava il cielo. Da allora la città non fu mai più trovata. 

Ancora oggi le acque del lago, quando sono limpide, lasciano intravedere sul fondale resti di edifici e di statue appartenute all’antica città sommersa, la maledetta città di Sabate. Nessuno però, per un antico maleficio, può mai scorgerle.

“Il destino di Sabate. Luci alla rocca.”
è un racconto scritto da Fabrizio Trainito

per il Festival dei Racconti Brevi di Trevignano Romano Turismo

Altri Racconti dal festival da leggere

di Nando Morichelli
di Francesca Lombardi
di Ginevra M., Lorenzo C., Eva S., Riccardo P., Alessio S.
di Isabella Papagna
di Nicla S.
2° Posto classifica di gradimento dei ragazzi
di C. Aurora, M. Federico, S. Siria Marissa Alita, S. Matteo
2° Posto classifica di gradimento dei ragazzi

Prossimi Eventi

22 Giugno 2024
23 Giugno 2024

Dal Magazine

Il Festival dei Racconti Brevi non è basato sulla competizione ma è dedicato alla promozione della cultura, della scrittura di narrativa e della poesia.
Senza nessuna limitazione.