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Tema 2023: Il Mistero delle Pantane

Guazzabuglio sul lago

di Chiara Di Sarro
da Roma

Buona lettura

Guazzabuglio sul lago

di Chiara Di Sarro

Sotto il borgo di Trevignano, quando passa il nuvolone, trema il profondo lago. Ogni cratere piccolo che sia, forma un golfo di fantasia.
C’era un Mago vicino al lago che abitava l’ultima Rocca di Trevignano. Castello e Casato di luogo fatato, Mago e menestrello vi cuociono il brasato. Vini di tre vigne di Trevignano, portano una bottiglia di succo che beve anche Giano. Giano bifronte, bitorzolo in testa, Mago e menestrello si preparano a festa; scendono al boschetto di faggio e giunchetto, tutti colorati come api su di un mughetto.
Al ferro di cavallo delle Pantane i turisti trovano posto su due grossi sacchi di ‘patane’, e guardano… e ridono di alcune strane rane: Salamandrella a chi tocca la linguetta, come la lampada di Aladino ad olio, strusciata va, stretta stretta. Salamandretta dall’occhiale rigonfio, strascina sul ventre arrossato un cinturino porta bigoncio; incontra al suo giro un nobile Piro, che gli parla bene e anche un po’ schivo; ha nome di Ciro:
«Sono Piro Piro col nome di Ciro che alle Pantane salta e schiva uno schioppo da tiro».
Piro Piro fa con la coda su e giù, e appaiono lesti, il Mago col Nibbio Zulù; Mago e menestrello con Salamandrella girano in tondo nel canneto della paparella. Germano Reale a caccia di cicale, tira su la testa, e col suo verde capo, folgorato resta; resta bloccato dal Mago fatato che col menestrello fa un richiamo annunciato: Fischia e fischietta al grosso Germano che, col suo cavatappi, stura bottiglie tutte di un fiato.
Corrono corrono come africani Zulù, tutti gli uccelli che tornano laggiù: Migrano tutti in compagnia, ma alle Pantane c’è un’unica magia… Si riproducono sotto gli occhi del Mago che con la tasca piena di Salamandrella, gioca col menestrello a: ‘Un due tre stella!’
Appare sotto un ranuncolo una dolce fiorella, che a essere donna è una cara orchidella. Orchidea bella e Salamandrella sono ingredienti impastati per un ghiro della Pantanella.
Piccole Pantane, mistero e bugia, credici ancora, lettore caro, che, a guardar bene, dipingo Pantane con la fantasia.
Orchidea unica tra tanta rarità, tra faggeto e funghetti si fa profumare da grossi nanetti. Piccoli elfi, nel boschetto licenzioso, con fauna e flora se le suonano, spesso, in un grosso contenzioso, e di santa ragione. Cratere di un vulcano o lago inabissato, una volta, per errore, con una mano morta fu svuotato: un Signore si era scocciato di vederlo piccolo Calimero, sempre bagnato, e così lo aveva additato sfastidiato e, alla fine, di forza spostato.
Ogni notte Mago e menestrello, con lucciole colorate rendono alle Pantane l’onore di rocce adorate.
Tra veri nascondigli, grossi Cormorani, con il giallo becco lungo, parlano tra loro e coi Reali Germani:
«Guarda Piro Piro! Ho il becco all’insù, volo maestoso e non come fai tu».
Germano e Cormorano, sbatacchiando il becco per l’aere, e l’aède, fischiano al Piro Piro che è un vero aviere. Lo prendono in giro perché scodazza trafelato… Ma ecco! Arriva il solito Mago che con bacchetta e linguetta di Salamandrella, lo rende colorato e con tutta la sua livrea bella, lo tinge d’oro e bruno caramellato.
«Cosa fanno questi uccelloni che vanno su e giù? – Dice il Mago col naso all’insù – Svaso, oh Svaso! Piccolo o grande, ci sei anche tu?».
Questo dicevano il Mago e il Germano e gli uccelli Zulù:
«Tracce africane di terra calda e bella, le conosci anche tu! Ora ti suono una fresca tarantella col mio putipù: Elleborina ti uso in cucina, se non fai un sorriso alla Salamandrina!».
E l’eco lontano di ontano! Ontano! sbatteva alla Rocca di Trevignano, Castello mangiato da orsi piccini, dentro una bolgia creata dai Borgia, a ferro e fuoco la Rocca finì. Riconquistata la Rocca col Mago e Salamandrina, ogni turista, del fantasma animato, ode trascinar catena, e bassa vocina. Il Mago girello col suo menestrello, rimette il fantasma derentro al Castello. Bolgia col Borgia tra orsi e Orsini, tutta la confusione arriva ai mercatini.
Di Trevignano, o bocca di Mago o di fedele nano, bevono tutti il vino spremuto, col cestello di vimini in mano.
Scavano! Scavano tutti, sotto la zolla umida e pregna, cercando le tane della Salamandrella.
Salamandrina, Salamandrella coi tuoi occhiali, colorati e rigonfi, racconti le storie anche dei Bonzi; con la tua linguetta che scatta e che va, ogni mistero del lago scomparso e riapparso, nel bigoncio si conterà: Il golfo delle Pantane forse è un mezzo cratere, a scodella sotto il belvedere, alle origini ritornerà. È acqua sfatta dalla scia di grandi Aironi che vanno su e giù, come debuttanti nudi, che danzano fra i lumi di tanti torrioni.
Proprio un torrione riaffiora al sereno, tra grandine e acqua, fuori dal lago, talvolta preceduto da un gesto del Mago che a tutti sti uccelli, li bagna e li sciacqua, e ci volano sopra, che piaccia o non piaccia.
È un paradiso, Pantane, di un girotondo, e il Mago e il menestrello, girano e rigirano, in tondo.
Dietro una roccia piena di Elleborina, Paolo e Francesca si baciano più di prima, in mano a un turista che legge la Divina, lui chiede alla luna la sua bella sposina.
Trevignano Romano è un luogo fatato, tutto intorno al lago, camminano sull’acqua Airone e Cormorano. Fanno il verso al Germano Reale, e Mago e menestrello dicono che è un gioco leale; con la loro lampada ad olio, così geniale, Mago e maghetto che canta, ‘aribloccano’ in Terra Santa, il Germano Reale; questo trafelato, e di corsa tornato, cade nella buca della Salamandrina del grande Casato, paga pegno e scende correndo, col turacciolo in bocca, derentro Pantana piscina, che d’insetti trabocca.
Ma gioco dell’Oca, Pantane non è… luna calante e amore caliente, si rifugia colà ogni specie vivente. E tanti, tanti pulcini, minuti e piccinini, ricominciano a volà, proprio là.
Folletti e nanetti dentro i giuncheti, colgono i fiori, le orchidee e gli amori. Un guazzabuglio di specie uniche e rare, fauna e flora, si perdono per ore ad amare.
Trevignano col suo Torrione e l’orologio incassato, bastona il suo Mago che torna su al Borgo, mogio mogio e frastornato; salendo affannato dietro il grosso Casato, incontra l’ombra di un uomo incensato: è di Bernardino col chiavistello scardinato, in mano, che straparla e che urla, da fuori al Castello… e predice abbacinato: «Son io il menestrello che canta di un lago così bello e pazzerello. Prima non c’era e ora ci sta, oggi sul golfo a ferro di cavallo, ‘Giano’, il gufo, col bitorzolo in fronte, canterà: ‘Per Tre Vigne e per Tre Volte, tu chiamalo forte, e forte e forte, e tu chiamalo coi dadi della sorte… e dille: Ritorna! E vieni da lì a qua! Tra le Pantane con piume e castagne, in fiore, l’amore, per te sboccerà!».
Questo è il mistero misterioso che, onori e cantori, ad oggi, cantano in coro… Alle Pantane si ode, così, un suono sonoro di aulico amore, che mostra agli astanti, passeggiando per ore, la soave beltà e l’indubbia sua potestà.

“Guazzabuglio sul lago”
è un racconto scritto da Chiara Di Sarro

per il Festival dei Racconti Brevi di Trevignano Romano Turismo

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