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7° Bandiera BLU 2018 – 2024

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Tema 2024: Luci alla Rocca

Fulmine illumina la rocca

di Nicla S.
da Trevignano Romano
Scuola Secondaria di I grado I.C. Tommaso Silvestri
Classe 1^E

2° Posto

CLASSIFICA DEI RAGAZZI: Questo racconto è stato scelto dai ragazzi della scuola Secondaria di I grado IC Tommaso Silvestri di Trevignano Romano tra i tanti del festival 2024

Buona lettura

Fulmine illumina la rocca

di Nicla S.

C’era una volta, nell’incantevole paese di Trevignano Romano, sulle  rive del lago di Bracciano, un piccolo castello che ospitava la  principessa Beatrice e i suoi genitori e signori del borgo, Gregorio  e Lucrezia. 

La ragazza aveva 18 anni, ed era una delle più belle trevignanesi:  aveva lunghi capelli neri, occhi verde smeraldo, guance pescate e  nasino pieno di lentiggini. Era una ragazza solare, vivace, amava  gli animali ed i fiori, soprattutto le margherite. 

Da qualche tempo, Beatrice aveva preso l’abitudine di trascorrere  ogni suo momento libero con Fulmine, un cavallo candido come la  neve, con un aspetto fiero e regale, che le era stato appena regalato  e non era stato ancora addestrato. Gregorio chiamò così un  addestratore, che arrivò a castello con suo figlio Brando, coetaneo  di Beatrice e anche lui con la passione per i cavalli. 

I due giovani fecero subito amicizia: Brando dopo aver conquistato  il cuore di Fulmine, conquistò quello della sua padrona. I tre erano  ormai inseparabili, tanto che tutte le mattine, all’alba, appena  Beatrice si svegliava e accendeva le candele nella sua stanza  all’ultimo piano della torre, il cavallo andava a svegliare il ragazzo,  bussando con il muso sulla porta della sua stanza, per avvertirlo che  la “loro amata” era sveglia. Ormai, per Fulmine, quelle luci erano il  buongiorno. 

Un giorno ci fu un grande incendio che coinvolse gran parte del  paese di Trevignano, compreso il castello, e così la gente cominciò  a scappare il più lontano possibile. Sembravano tutti impazziti,  anche gli animali, che furono liberati per cercare di salvarli; Fulmine, atterrito dalla paura, iniziò a galoppare più veloce che  poteva, allontanandosi dal castello. 

Gregorio e Lucrezia raccolsero le poche cose necessarie, e si misero  in fuga, costringendo Beatrice, che voleva restare tra le rovine del castello, per aspettare di vedere Brando e Fulmine sani e salvi, a  seguirli. La ragazza mentre si allontanava in lacrime, vide Brando,  fermò la carrozza che la stava portando nel vicino paese di  Bracciano, scese, lo abbracciò forte e disperata gli disse: “E’ un  incubo. Fulmine è fuggito e non è più tornato. Chissà cosa gli sarà  successo! Ti prego trovalo e torniamo ad essere felici tutti e tre  insieme come prima!”. Lui la strinse più forte che poteva, come a  voler prender tutto il dolore della sua amata e la rincuorò: “Lo  troverò e torneremo a passeggiare tra le tue amate margherite”. 

Risalita sulla carrozza, questa si allontanò da fumo e fiamme per  dirigersi verso la dimora di una cugina di Lucrezia, che li avrebbe  ospitati, sull’altra sponda del lago. 

Una volta al sicuro, Beatrice chiese a suo padre di poter tornare, non  appena fosse stato domato l’incendio, nella rocca, che era l’unica  parte del castello rimasta in piedi, dove c’era ancora tutto il  necessario per poter vivere e dove sarebbe ritornato Brando una  volta ritrovato Fulmine. 

Suo padre non le diede una risposta sperando che con il tempo la  ragazza si sarebbe resa conto che non avrebbe avuto una vita facile,  se fosse tornata a Trevignano, dove sarebbe stata sola e senza le  comodità di cui godeva, stando con la sua famiglia. 

Erano passate settimane ormai dal tragico evento e Brando vagava  ormai quasi senza speranza, per cercare di mantenere la promessa  fatta a Beatrice, ma di Fulmine nessuna traccia. Era stato, infatti,  trovato e preso da una carovana di circensi, e costretto con la forza,  ad esibirsi come attrazione, “cavalcato” da una scimmietta. 

Una sera Brando passò davanti al circo, intravide e riconobbe  Fulmine, e correndo verso di lui per riabbracciarlo, cadde, sbatté la  testa, svenne e perse la memoria. Quando si svegliò, trovò davanti  a sé il padrone della carovana, che lo portò nel capannone, gli diede  da mangiare e vedendolo smarrito, tanto da non ricordarsi neanche  il suo nome e da dove venisse, gli propose di rimanere con loro. Lui,  non sapendo dove o da chi andare, accettò. 

La mattina seguente, Brando fu portato a vedere gli animali del  circo e non appena Fulmine lo vide gli corse incontro, lo cominciò a leccare e gli girò intorno come una trottola: aveva riconosciuto il  suo amico-addestratore. 

Il padrone del circo, vedendo questo forte ed inspiegabile affetto  reciproco, decise di proporre a Brando di rimanere per imparare ad  esibirsi con il cavallo durante i suoi spettacoli, e lui felice almeno  di aver trovato un nuovo amico in quella situazione così strana per  lui, disse di sì. 

Nel frattempo i genitori di Beatrice, vedendo la loro figlia ogni  giorno più triste per la mancanza di Brando e di Fulmine, decisero  di accontentarla e permetterle di vivere nella rocca del loro vecchio  castello, come lei tanto desiderava. 

Una mattina, all’alba, durante uno dei vari spostamenti, la carovana  passò per Trevignano Romano, e proprio sotto la dimora della  giovane, che aveva mantenuto l’abitudine di accendere le candele  appena sveglia. Fulmine, istintivamente, venne attratto dalle luci  che provenivano dalla rocca, riconobbe la sua padrona che era  affacciata alla finestra e iniziò a nitrire come mai prima. Beatrice  sentì quel verso, si accorse che proveniva proprio dal suo cavallo e  scese di corsa per riabbracciarlo: i due, ognuno a suo modo,  manifestò l’infinita gioia. 

Brando sentendo un gran baccano, scese dal carrozzone sul quale  viaggiava con gli altri artisti circensi, e si trovò davanti quei lunghi  capelli neri e quei grandi occhi verdi. Alla sola vista della fanciulla,  in un attimo, recuperò la memoria: i due giovani si strinsero così  forte da rimanere quasi senza fiato, ma Fulmine riuscì ad infilare le  sue orecchie in quell’abbraccio. 

Qualche mese dopo Brando e Beatrice si sposarono, arrivando alla  cerimonia in sella al loro fedele candido amico. 

Ancora oggi, quando il cielo è sereno, c’è una stella talmente  luminosa da sembrare bianca, che illumina la rocca di Trevignano  Romano e alla quale è stato dato il nome “Fulmine”.

“Fulmine illumina la rocca”
è un racconto scritto da Nicla S.

per il Festival dei Racconti Brevi di Trevignano Romano Turismo

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